rutaN - Vini di Terroir

RutaN è rivolto solo al mercato Ho.Re.Ca.

rutaN - Vini naturali

RutaN è rivolto solo al mercato Ho.Re.Ca.

Cerca

La storia di rutaN

rutaN: La storia di un viaggio iniziato molto tempo fa. Ci sono progetti che nascono da un’idea e altri che, quando finalmente prendono forma, ti accorgi che erano dentro di te da sempre. rutaN appartiene alla seconda categoria.
ULTIMO AGGIORNAMENTO
CATEGORIA
TEMPO DI LETTURA

Per raccontare come nasce rutaN devo partire da lontano, da quando ero bambino. Il vino mi affascinava già allora: prendevo le bottiglie dalla cantina di mio padre e le mettevo da parte, le collezionavo quasi fossero piccoli oggetti da custodire. Non conoscevo vitigni, denominazioni o territori, non sapevo nulla di vinificazione, ma quelle bottiglie, le loro forme, le etichette e i nomi esercitavano su di me un’attrazione particolare.

Era semplicemente curiosità. Una curiosità che, senza saperlo, non mi avrebbe più abbandonato.

Poi arrivano gli studi, il lavoro, la vita. La mia carriera prende una strada apparentemente lontana dal vino: la moda e il mondo delle calzature, un settore nel quale lavorerò per molti anni e che mi porterà a viaggiare molto in Europa.

Proprio il viaggio diventa uno dei fili conduttori della mia storia, perché ovunque andassi per lavoro cercavo sempre anche altro: un ristorante, un’enoteca, una fiera, una cantina, un produttore. Il mio lavoro era la moda, ma la passione continuava a essere il vino e, viaggio dopo viaggio, quella passione cresceva insieme alla voglia di conoscere.

1995. La prima enoteca

Nel 1995, insieme a un amico e socio, apro un’enoteca. È una parentesi relativamente breve della mia vita professionale, ma lascia un segno importante. Per la prima volta quella passione coltivata per anni entra concretamente nel mio lavoro: scelgo bottiglie, assaggio, consiglio, parlo con le persone e provo a raccontare quello che bevo.

Quando quell’esperienza termina torno alla mia carriera nella moda, ma invece di allontanarmi dal vino accade esattamente il contrario: me ne innamoro ancora di più.

Continuo a viaggiare, cercare e assaggiare. Negli anni comincio anche a scrivere, collaborando con la testata enogastronomica Di Testa e di Gola. Perché già allora bere un vino non mi bastava: volevo capire cosa ci fosse dietro una bottiglia e, una volta scoperto, avevo voglia di raccontarlo.

1998. Un Oste con la O maiuscola

Nel 1998 il destino mi porta a Rivisondoli, dove incontro un folle: Fabio, detto Caronte, patron dell’Osteria del Tarassaco.

Definirlo semplicemente ristoratore sarebbe riduttivo. Fabio è un Oste, con la O maiuscola.

Un giorno mi trascina in quello che penso sarà un semplice aperitivo. Beviamo, assaggiamo, parliamo e poi arriva il conto. Un conto folle. Ricordo ancora la sensazione e la domanda che mi feci: ma quanto mi è costato questo aperitivo?

Ci misi qualche giorno per capire cosa fosse realmente successo.

Fabio non mi aveva venduto un aperitivo. Mi aveva fatto viaggiare.

Mi aveva accompagnato attraverso vini, sapori, territori, persone e racconti. Ogni bicchiere aveva un motivo per essere lì e ogni bottiglia apriva una porta. Quello che avevo pagato non era semplicemente ciò che avevo mangiato e bevuto: avevo vissuto un’esperienza.

Molti anni dopo avrei compreso quanto quell’incontro avesse influenzato il mio modo di vedere questo mestiere. Un grande Oste non vende semplicemente una bottiglia: la racconta, ti prende per mano, ti porta da qualche parte e, quando torni, qualcosa del tuo modo di vedere il vino è cambiato.

Senza saperlo, Fabio mi aveva lasciato uno dei principi che molti anni dopo sarebbe entrato nella filosofia di rutaN: il valore non è soltanto in ciò che versi nel bicchiere, ma nel viaggio che sei capace di costruirgli intorno.

2003. L’incontro con un nuovo modo di bere

Nel 2003 arriva un’altra piccola rivoluzione, questa volta dentro una bottiglia: Henri Milan.

È il mio primo vero incontro con quello che allora cominciavo a conoscere come il mondo del vino naturale. Quel vino mi spiazza e soprattutto mi incuriosisce. Non sento la necessità di schierarmi dietro una definizione o una categoria; nasce invece qualcosa di molto più importante: la voglia di capire.

Comincio a cercare produttori diversi, mi interesso sempre di più a ciò che accade in vigna e in cantina, al rapporto tra il vino, la terra e l’uomo. Il mio modo di bere cambia, ma soprattutto cambia il mio modo di cercare.

Non mi basta più domandarmi se un vino sia buono. Voglio sapere perché è così, da dove viene, chi lo ha fatto, che terra c’è sotto quelle vigne e quale idea c’è dietro quella bottiglia.

La curiosità diventa lentamente ricerca.

2009. Maurizio, il vino e un’amicizia vera

Nel 2009 il vino mi regala qualcosa di ancora più importante: un’amicizia.

Conosco Maurizio Donadi, vignaiolo del Trevigiano, e da quel momento iniziamo a condividere tantissime esperienze: viaggi, fiere, degustazioni, vendemmie, giornate in cantina e infinite discussioni sul vino. Ma presto condividiamo molto di più.

Con Maurizio smetto di osservare questo mondo soltanto dall’esterno e comincio a viverlo. Le vendemmie, le attese, le decisioni prese in vigna e in cantina mi fanno comprendere meglio cosa significhi realmente stare dietro una bottiglia.

Comincio a vedere sempre meno il prodotto e sempre di più la persona: le sue mani, le sue idee, le sue scelte, i suoi errori, le stagioni e la terra che lavora.

Quella con Maurizio diventa un’amicizia vera, che va ben oltre il vino. Da questa storia nascerà anche un libro, Mai Domo, del quale avrò il privilegio di scrivere la prefazione. Una storia legata al vino, certamente, ma soprattutto la storia di un’amicizia.

2011. Manina

Grazie ai consigli e all’esperienza di Maurizio, nel 2011 decido di attraversare un’altra linea. Dopo aver bevuto, studiato e raccontato tanti vini, provo a farne uno.

Nasce così Manina, un Pinot Grigio vinificato in rosso, un ramato.

Per me non è semplicemente una bottiglia, ma un’esperienza che cambia ulteriormente il mio modo di guardare il vino. Una cosa è berlo, un’altra è raccontarlo, ma quando provi a farlo comprendi ancora meglio quante decisioni, attese, speranze e incertezze possano essere racchiuse dentro una bottiglia.

Dopo aver provato a fare un vino, inevitabilmente, non assaggi più nello stesso modo.

«Marco, perché non apri una distribuzione?»

Intanto gli anni passano. Continuo la mia carriera nella moda, viaggio per lavoro, ma parallelamente continuo a frequentare vignaioli, fiere, ristoranti ed enoteche. Continuo soprattutto a cercare vini.

Sempre più spesso amici, produttori e persone che conoscono la mia passione mi fanno la stessa domanda: «Marco, perché non apri una distribuzione?»

Probabilmente vedevano qualcosa che io non avevo ancora il coraggio di vedere.

L’idea c’era. Forse c’era da sempre. Ma esiste qualcosa di estremamente potente che si chiama zona di comfort. Avevo una carriera costruita negli anni, un lavoro e delle certezze. Trasformare una passione in un mestiere significava rimettere tutto in discussione, abbandonare qualcosa che conoscevo per qualcosa in cui credevo profondamente, senza sapere realmente dove mi avrebbe portato.

Così quella domanda rimane lì per anni.

Poi arriva il Covid e il mondo improvvisamente si ferma.

Per me quella pausa diventa anche l’occasione per guardarmi indietro: anni di viaggi, bottiglie, ristoranti, vignaioli, vendemmie, incontri e amicizie. Torna inevitabilmente quella domanda che avevo rimandato tante volte: cosa voglio veramente fare?

Questa volta decido di rispondere.

2021. Nasce rutaN

Il progetto deve avere un nome. Lo voglio breve, immediato, facile da ricordare e capace, in qualche modo, di rappresentare la mia idea di vino.

Tra pensieri, parole e tentativi viene fuori rutaN.

L’origine è semplice: NATUR al contrario.

Mi piace subito. È breve, ha un suono deciso e una sua identità. Prima di procedere, però, faccio una ricerca sul web per capire se quel nome esista già.

Ed è qui che incontro una coincidenza destinata a diventare parte della storia del progetto.

Cercando Rutan scopro Burt Rutan, progettista aeronautico americano, e soprattutto uno dei suoi progetti più straordinari: il Rutan Voyager. Nel dicembre del 1986 quell’aereo compì il primo giro del mondo senza scalo e senza rifornimento, tornando alla base dopo poco più di nove giorni di volo.

Rimango affascinato.

Avevo cercato un nome legato alla mia idea di vino e mi ero ritrovato davanti a un aereo progettato per affrontare un viaggio apparentemente impossibile.

A quel punto tutto sembra trovare una propria coerenza.

L’aereo che vedete nel logo rutaN nasce proprio dal Voyager, rappresentato in prospettiva. Non volevo che fosse semplicemente un elemento grafico. Per me quell’aereo diventa immediatamente il simbolo di due parole che ancora oggi rappresentano rutaN: viaggio e ricerca.

Viaggiare per conoscere. Cercare per scoprire.

Andare oltre ciò che già conosco, entrare nelle vigne, incontrare persone, attraversare territori e tornare con qualcosa che valga la pena raccontare.

Il nome e il simbolo, quasi per una coincidenza, avevano trovato la stessa direzione.

NATUR al contrario aveva dato origine a rutaN. Il Voyager gli aveva dato le ali.

Nel 2021 registro il brand e comincio a costruire la selezione. Ma non parto da un catalogo da riempire: parto dalle persone.

Viaggio, assaggio, scelgo e mi accorgo che molti dei vignaioli che entreranno nella prima selezione rutaN li conosco già. Sono persone incontrate negli anni nelle cantine, alle fiere e durante i miei viaggi; persone con le quali avevo bevuto, parlato e discusso.

Mi rendo conto che, in qualche modo, il primo catalogo rutaN esisteva già molto prima che esistesse rutaN. Era dentro trent’anni di incontri, viaggi, bottiglie e curiosità. Dovevo soltanto avere il coraggio di trasformarlo in realtà.

Aprile 2022. La prima bottiglia

Nell’aprile del 2022 vendo la prima bottiglia rutaN.

Una bottiglia può sembrare niente, ma per me significa moltissimo, perché segna il confine tra un’idea e qualcosa che finalmente esiste.

Per quasi un altro anno continuo però a vivere due vite: da una parte la moda, dall’altra rutaN; da una parte una carriera e la sicurezza, dall’altra un sogno e l’incertezza.

Fino a quando arriva il momento in cui bisogna scegliere.

Nel marzo del 2023 lascio definitivamente il mondo della moda. Dopo tanti anni abbandono una carriera e soprattutto una sicurezza. Non perché sappia esattamente cosa succederà, ma perché finalmente so cosa voglio fare.

rutaN.

Da quel momento non esiste più un progetto parallelo e non esiste più il vediamo come va.

Esiste una scelta.

Ma quando è nata davvero rutaN?

Oggi penso che rutaN non sia nata realmente nel 2021, quando ho registrato il marchio, e forse nemmeno nell’aprile del 2022, quando ho venduto la prima bottiglia.

rutaN è nata molto prima.

È nata con quel bambino che prendeva le bottiglie dalla cantina di suo padre. È passata attraverso la piccola enoteca del 1995, quell’aperitivo folle con Fabio a Rivisondoli, una bottiglia di Henri Milan, i viaggi attraverso l’Europa, Maurizio, le vendemmie, un’amicizia diventata un libro e l’esperienza di Manina.

Sono tasselli apparentemente separati che oggi, guardandoli da lontano, sembrano aver sempre indicato la stessa direzione.

La strada verso rutaN.

Oggi, cos’è rutaN?

Formalmente rutaN è una distribuzione di vini, ma questa definizione mi è sempre stata stretta. Non ho lasciato una carriera costruita in tanti anni semplicemente per comprare e rivendere bottiglie.

La mia missione è cercare vini capaci di raccontare un luogo e vignaioli che abbiano qualcosa da raccontare attraverso quei vini.

Per questo continuo a viaggiare. Entro nelle vigne, osservo i suoli, parlo con chi li lavora, cerco di comprendere una parcella, un’annata, una scelta. Perché non posso raccontare ciò che non conosco e, soprattutto, non voglio vendere ciò in cui non credo.

La filosofia di rutaN potrebbe essere racchiusa in poche parole: prima le persone, poi le bottiglie.

Non cerco un vino perché appartiene a una denominazione importante o perché in quel momento è di moda. Cerco identità, territorio, autenticità, bevibilità e soprattutto persone nelle quali riconosco una visione.

Non voglio avere il catalogo più grande. Voglio poter prendere ogni singola bottiglia della mia selezione e sapere rispondere a una domanda molto semplice:

Perché questo vino?

Se non conosco la risposta, probabilmente quella bottiglia non deve essere in rutaN.

Non per tutti

Anche la scelta di chi servire fa parte della filosofia rutaN.

Lavoro esclusivamente con il mondo Ho.Re.Ca. Non vendo online, non vendo ai privati e, soprattutto, non voglio vendere a tutti.

Mi rivolgo a ristoratori, osti, sommelier, enotecari e professionisti che abbiano ancora curiosità, che vogliano conoscere ciò che stanno versando nel bicchiere e che siano capaci di continuare il racconto.

Forse, senza rendermene conto, dal 1998 sto ancora cercando ciò che incontrai a Rivisondoli: Osti con la O maiuscola.

Il vignaiolo affida una parte della propria storia a una bottiglia. Io sento di avere il compito di scoprirla, comprenderla e accompagnarla fino al ristorante. Poi qualcun altro dovrà percorrere l’ultimo tratto del viaggio: dalla bottiglia al bicchiere e dal bicchiere alla persona che lo berrà.

È una catena fatta di persone, prima ancora che di vino.

Il viaggio continua

Oggi rutaN cresce, ma voglio che crescendo conservi esattamente ciò che l’ha fatta nascere: la curiosità.

Voglio continuare a partire, perdermi tra le strade delle vigne, osservare la terra, sedermi davanti a un vignaiolo e ascoltarlo, scoprire territori e tornare a casa con bottiglie magari sconosciute, ma con una storia che valga la pena raccontare.

Forse è proprio per questo che quell’aereo continua a essere lì, nel logo rutaN. Non rappresenta soltanto l’origine di un nome o una curiosa coincidenza. Rappresenta il movimento, la scoperta, la volontà di non rimanere fermi in ciò che già conosciamo.

Perché alla fine rutaN, per me, è proprio questo: un viaggio iniziato molti anni fa senza sapere dove mi avrebbe portato.

Da bambino collezionavo bottiglie prese dalla cantina di mio padre. Oggi, in fondo, continuo a fare la stessa cosa: cerco bottiglie.

Solo che adesso so cosa sto cercando.

Le persone, i luoghi, la terra e le storie che vivono dentro ogni bottiglia.

Questo è rutaN.

E il viaggio è appena cominciato.

CONDIVIDI SUI SOCIAL

Altri articoli che potrebbero interessarti

Esplora le ultime notizie e gli aggiornamenti dal mondo del vino nella nostra sezione dedicata alle novità correlate.